Il sabato del villaggio: storia, cronaca, usi e costumi di Pontecagnano Faiano (V)

LA STORIA DEGLI ETRUSCHI DI FRONTIERA IN QUATTRO PARTI

A cura di Francesco Longo

Parte prima

Nell’aprile del 2007 è stato inaugurato il Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano. È un edificio a tre piani, sito in via Lucania, che comprende, oltre alle sale da esposizione, anche un auditorium da duecento posti, una biblioteca, un laboratorio di restauro ed uno fotografico. Questo museo rappresenta il punto di arrivo di una serie di ricerche iniziate più di quaranta anni fa.

Alla fine degli anni Cinquanta, a Pontecagnano, superate le ferite del dopoguerra, si costruivano sempre più abitazioni nuove. Durante alcuni lavori di scavo spuntarono dal terreno, per puro caso, alcuni reperti di valore archeologico.

Fu così che nel 1962 la Soprintendenza di Salerno, in seguito affiancata dagli archeologi dell’Università di Napoli, iniziò una lunga e paziente ricerca che ha portato finora alla luce più di novemila tombe. Il risultato è che adesso sappiamo della  nostra storia due cose in più: la prima è che Pontecagnano, nella Preistoria, e cioè circa seimila anni fa, era già abitata (e lo è sempre stata fino alla caduta dell’Impero Romano e cioè fino al 476 dopo Cristo, inizio del Medio-Evo); la seconda, ancora più interessante, è che  Pontecagnano, circa duemilasettecento anni fa era, insieme a Capua, una delle due città etrusche più importanti a sud della madre patria Etruria (Toscana ed alto Lazio).E poco dopo la nascita di Roma (anno 753 avanti Cristo), qui da noi c’era una città già grande, popolosa e ricca, quasi all’apice della sua potenza, che aveva scambi commerciali con tutti gli altri popoli del Mediterraneo e cioè con tutto il mondo civile di allora.

 La storia degli Etruschi, vissuti dall’850 (circa) al 250 (circa) avanti Cristo, presenta ancora oggi molti misteri: non si sa precisamente da dove provenissero, né se ne conosce bene la lingua. Essi si stabilirono in Toscana e nel nord del Lazio (dall’Arno fino al Tevere); poi occuparono parte dell’Umbria, dell’Emilia-Romagna e della Liguria; a sud si spinsero fino alla nostra piana, dove presero contatto con gli “stranieri” e cioè quei Greci che erano venuti a colonizzare le coste del sud-Italia. Gli Etruschi, anche se non si organizzarono mai in una vera e propria nazione, furono per alcuni secoli i padroni assoluti del mar Tirreno. Disponevano, infatti, di una formidabile flotta armata. E con essa riuscirono a raggiungere una supremazia economico-commerciale, durata più di quattrocento anni.

Gli Etruschi furono ottimi artigiani. L’Etruria era ricca di ferro (metallo di capitale importanza nell’Età del Ferro); né mancava il rame e lo stagno, necessario quest’ultimo per la fabbricazione del bronzo. Essi furono maestri nella lavorazione dei metalli; oltre ai tanti utensili domestici, agli arnesi da lavoro, agli strumenti musicali, alle armi, ai gioielli in oro ed argento, ci hanno lasciato traccia di una avanzata tecnica odontoiatrica: applicavano ganci e ponti metallici per rudimentali protesi dentarie. Anche la loro ingegneria fu eccellente: eressero poderose mura di cinta a difesa di alcune città; costruirono per primi l’arco a volta, poco utilizzato dai Greci e poi perfezionato dai Romani; realizzarono ponti e tracciarono strade per una rete viaria, in parte ripresa e sviluppata dai Romani in alcune delle famose grandi vie consolari; bonificarono paludi e crearono canali irrigui; dotarono le loro città più importanti di acquedotti e fognature; impiantarono cantieri navali, da cui vararono le numerose e robuste navi della loro invidiabile flotta.

E furono mercanti intraprendenti e smaliziati, capaci di organizzare una fitta rete commerciale “internazionale”, tramite la quale ebbero scambi con i Galli, i Sardi, i Siculi, i Fenici, i Greci e le genti dell’Asia Minore e cioè tutti i popoli civili dell’area mediterranea pre-cristiana.


Fonti storiche:

Dizionario Enciclopedico Utet ediz.1936; Storia d’Italia di Indro Montanelli; “Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano” della Soprintendenza di Salerno Avellino Benevento; “Il parco eco-archeologico di Pontecagnano Faiano” di Le Fol Julie ed altri; “L’agro picentino e la necropoli di località Casella” di Teresa Cinquantaquattro (Istituto Orientale di Napoli); gli elaborati della Scuola Media Picentia negli anni scolastici 1996-97,1999-2000, 2000-01; “Appunti di studio” suggerimenti e supervisione del professore Giancarlo Bailo Modesti, dell’Università di Napoli

Il testo è stato redatto da Francesco Longo.

L’opera è dedicata alla memoria del professore Giancarlo Bailo Modesti.

Pontecagnano, maggio 2009

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