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All’Italia serve una scuola democratica

Picture2 Di Carlo NaddeoUntitled

  Alla politica spetta il compito di  migliorarla e non di distruggerla.

La riforma della scuola fortemente voluta dal governo Renzi impone, purtroppo, un modello aziendale e manageriale alla scuola pubblica italiana. Ciò si evince con chiarezza dal fatto che termini come “concorrenza” e “competizione” sono ormai entrati nel linguaggio comune anche parlando di scuola. Ma la competizione e la concorrenza tra gli insegnanti e tra le scuole sono quanto di più lontano ci sia dall’insegnamento, inteso nel senso più autentico del termine.

Per favorire l’azione didattica, in una scuola è fondamentale che regni l’armonia, il confronto e la collaborazione tra gli insegnanti, cose che difficilmente potranno esistere se i docenti saranno in competizione tra loro e se vedranno nei colleghi degli avversari con cui contendersi i favori del dirigente-padrone: una vera assurdità!

Ricordiamoci che nella vita e nella società non tutto è mercato, che la scuola non è un’azienda e che i risultati dell’insegnamento non sono prodotti commerciali. Ma alcuni non la pensano così e la vedono proprio come un’azienda guidata da un manager. Ecco il senso del rafforzamento dei dirigenti scolastici che, con la riforma di Renzi, potranno definire il piano triennale dell’offerta formativa (cioè decidere cosa produrre), scegliere i docenti da assumere (cioè diventare i padroni che decidono chi assumere), premiare i “migliori” (cioè consolidare il loro aspetto padronale con incentivi economici decisi da loro). Va da sé che una scuola così è la negazione della scuola pubblica.

E’ di questo scuola che l’Italia ha bisogno? Vogliamo davvero che le scuole pubbliche possano diventare scuole a immagine e somiglianza del loro dirigente scolastico? Vogliamo davvero che si rischi di arrivare ad assumere gli “amici” e gli “amici degli amici”, introducendo il nepotismo, il malaffare e la corruzione nella scuola, uno dei pochi settori finora indenni nello sfacelo morale dei nostri anni? Questo è un rischio concreto, se il manager può assumere chi ritiene più “adatto”!

Per evitare ciò è necessario che intervenga la politica (quella buona) cui spetta il compito di migliorare la scuola, non di distruggerla. Una politica che si impegni affinchè la scuola diventi  un’autentica comunità democratica della cultura. Anche attraverso la riforma della dirigenza delle istituzioni scolastiche abolendo, ad esempio, la figura del dirigente scolastico di nomina amministrativa (che si vorrebbe come un manager-padrone) e istituendo il ruolo del “Preside eletto” dalla comunità scolastica, ovvero l’elezione di un docente primus inter pares (primo tra i pari) responsabile della didattica.

Un Preside eletto che non dovrà essere un manager-padrone ma il riferimento e il responsabile della attuazione delle scelte didattiche operate democraticamente da tutti coloro che operano nella scuola che diverrà, così, un modello vivente di democrazia partecipata, con insegnanti liberi e in grado quindi di insegnare il valore della libertà e non degli “yes-man”, come altri vorrebbero.

Questa è la vera sfida! Alla politica spetta il compito di portare la scuola italiana verso questa nuova realtà! Ai partiti spetta il compito di proporre idee alternative del sistema scolastico pubblico per ridare slancio e vigore ai valori della cultura sia nella scuola che nella società!

Il boom del rap? Normale: è la musica più diretta e vicina ai giovani

Picture20  Di Giovanni Morrarap

  Il rap è la forma d’arte dei giovani che si   nutre di ribellione ma soprattutto di aggregazione e spesse volte anche tra varie culture diverse.

Ora che il rap è diventato un fenomeno commerciale di massa e che i ragazzini vanno in delirio per questo tipo di musica,  abbiamo deciso di dedicare un piccolo articolo al riguardo analizzando un pò più da vicino questo fenomeno mediatico che sembra non finire, ma bensì a crescere sempre di più. Infatti proprio il genere rap ha trionfato nel nostro ultimo evento, al “Contest Music Awards” e sono spesse le volte con cui collaboriamo con ragazzi che fanno rap. Il rap nasce come parte di un movimento culturale più grande chiamato “hip hop” nato negli Stati Uniti d’America verso la fine degli anni sessanta e diventato parte di spicco della cultura moderna. Il rap consiste essenzialmente nel “parlare” seguendo un certo ritmo; questa tecnica vocale è eseguita da un MC (freestyler), mentre il DJ (turntablist, beatmaking, scratching) accompagna l’MC. I quattro elementi della cultura hip hop sono il writing (graffiti), la breakdance, il Rapping o MCing e il DJing. Questa cultura è nata presso la comunità afroamericana e latinoamericana di New York nei primi anni settanta, come un riadattamento americano del DJ style, uno stile di reggae giamaicano ritenuto il principale precursore di questo genere. Tipicamente il rap consiste di una sequenza di versi molto ritmati, incentrati su tecniche come rime baciate, assonanze ed allitterazioni. Chi scandisce tali versi, cioè il rapper, lo fa su una successione di note (“beat”) realizzata tramite il beatmaking, suonata da un DJ e fornita da un produttore o più strumentisti. A partire dai primi anni novanta l’hip hop è diventato parte di molte classifiche musicali ed oggi è diffuso in tutto il mondo, in vari stili. Questo genere musicale ha varcato i confini delle produzioni underground per diventare di forte successo commerciale con grandi artisti.  Ma sia a partire dagli Stati Uniti che  in Italia  resta vasta la presenza anche di produzioni indipendenti. Ciò dimostra come il rap sia sì un fenomeno musicale, ma soprattutto una componente di una cultura oramai radicata all’interno dei vari  territori. Questo genere si divide in varie correnti, tra cui il gangsta rap, l’hardcore rap, il G-funk, l’alternative rap ed altri sottogeneri ancora. Per poter rappare, a differenza degli altri generi musicali, non è necessario possedere una voce eccellente. Molte canzoni rap assomigliano degli scioglilingua parlati molto velocemente. Le principali ere storiche dell’hip hop/rap sono la cosiddetta Old school hip hop (1970-1985), dagli esordi al debutto in mainstream, e la Golden age hip hop (1985-1993), in cui iniziarono a riscuotere successi sia il movimento East Coast che quello West Coast. Allora cominciò anche la storia moderna del genere, con la nascita di Gangsta rap e G-funk, di derivazione West Coast. Gli anni dal 1993 ad oggi riguardano l’hardcore hip hop, il “Bling-bling”, gli stili underground e i successi in ambito mainstream, che definiscono in larga parte l’hip hop moderno.

In Italia il rap si è tanto diffuso, diventando il genere musicale più immediato, più vicino ai giovani. È l’unico con un’attitudine indigena, ogni nazione ne sviluppa una particolarità. Violenza, volgarità e ironia, una società a ritmo di rap. Rime aggressive, testi misogini, esibizionismo, narcisismo: ma in fondo queste canzoni riflettono ciò che siamo diventati. Una sottile linea rossa. O di qua o di là. Spesso sia di qua che di là.  Almeno all’apparenza. Il rap è violento? Sì. Incita alla violenza? Talvolta e spesso in modo inconsapevole perché, nell’era dei linguaggi metafisici, i codici espressivi che un gruppo sociale (ad esempio i rapper) ritiene inoffensivi rischiano di diventare intollerabili per altri. Il rap non è violenza ma (quasi) tutti i violenti musicali sono rapper. «Non te l’hanno detto che il rap è uno sport violento?» recita d’altronde il claim del nuovo disco di Marracash,  che però poi ha precisato: «Il rap che mi piace non fa rima con violenza». Resta il fatto che questo genere musicale non è solo violenza o volgarità come molti potrebbero pensare, ma è musica soprattutto di denuncia, c’è chi fa della propria passione un modo per comunicare  le proprie idee. Abbiamo voluto fare qualche domanda a chi il rap lo fa e cioè ai rapper emergenti della nostra regione e nello specifico nella provincia di Salerno. Di seguito le domande con le relative  risposte  ricevute da loro dopo avergli chiesto cosa cosa sia il rapper per loro: Chris Pironti in arte This Is Chris, come ti sei avvicinato a questo tipo di musica e quali sono i messaggi che di solito vuoi lanciare attraverso i tuoi pezzi?

Chris: Mi sono avvicinato al rap per gioco, scherzando con gli amici per strada e facendo le prime rime al volo (il cosiddetto freestyle)… in realtà però mi sono avvicinato alla musica anche prima perchè già componevo qualche base con il pc, poi un giorno senza nemmeno accorgermene scrissi la mia prima canzone e da lì nacque tutto. Nei miei testi si trovano soprattutto messaggi di speranza, l’incitamento al non arrendersi mai e a credere nelle proprie passioni e nelle proprie forze nella vita in generale. Cerco di dare dei consigli sullo stare sempre in guardia perchè il male è dappertutto ed è facile cadere nelle tentazioni, prendere strade sbagliate perdendo poi sè stessi. In più mostro un altro lato in alcune canzoni in cui in modo ironico faccio una critica a coloro che rovinano la musica perchè approcciano ad essa in modo superficiale magari solo con il fine di apparire.

Priscilla Sammartino in arte Pupetta, allora, nella socità odierna il rap si è molto radicato infatti ci sono molti artisti come voi con etichette indipendenti, per alcuni il rap è visto in malo modo musica volgare, tu cosa dici al riguardo, pensi sia vero? Tu sei diciamo l’unica rap emergente donna della provincia di Salerno, pensi che sia difficile per una donna fare rap oppure sia lo stesso e non c’è differenza tra i sessi nel fare rap?

Pupetta: Il rap nasce  come  protesta  usa termini diretti ed espliciti nel raccontare ciò che ci circonda, ciò che si cerca di nascondere, quel che solitamente si vuole oscurare facendo credere che tutto sia rosa e fiori. Beh si può essere mal visto ma da chi è offuscato da steriotipi che la società odierna cerca di imporci e nel varcare  schemi e confini, ecco che si viene definiti volgari.

È un arte, non inferiore alle altre, rappresenta una delle quattro  discipline dell’Hip Hop , ha  una sua storia, le sue caratteristiche e come ogni forma  d’arte  va  rispettata.

Io non trovo alcuna  differenza , non marco mai questo particolare proprio perchè per  me risulta inesistente . Per il mio punto di vista, appunto, non esiste rap da uomo o da  donna .

Il mio rap è sfogo è il voler parlare, parlo per gli uomini per le donne per i bambini per la mia città e sopratutto per me stessa, mettendo su foglio ogni cosa che al momento mi tocca psicologicamente che sia  negativa o positiva .

Daniele Turturiello in arte Trt, molte volte capita che i big del rap snobbino un pò i ragazzi emergenti che fanno rap, credi ci sia differenza tra il rap underground e quello commerciale?

Tu fai rap da circa 4 anni e il tuo ultimo lavoro si intitola Celle Mentali, parla di una società chiusa. Credi che la musica rap possa aiutare ad prire le menti delle persone poichè è un genere sfrontato?

Trt: La differenza sostanziale tra mainstream ed undrground per me è negli intenti, i propositi dell’underground sono quello di diffondere un pensiero un idea un movimento fregandosene di cosa è più “swag”, andando dritto al punto della situazione. Il mainstream lo vedo più come un incanalare i propri concetti verso uno standard generico studiato a tavolino per coinvolgere tutti. Io sono per l’overgeound ovvero uscire dai confini dell’underground ma portando con se la propria personalità ma purtroppo non sempre si ha la possibilità di scegliere.

Per quanto riguarda il rapporto tra la nuova e la vecchia io non penso sia sbobbismo, o meglio alcuni ascoltano tanta roba anche di pessima fattura quindi è ovvio che siano un po più restii a cose nuove, altri che non hanno questo forte valore artistico e stanno li per motivi a me oscuri se la stanno facendo sotto perché stiamo arrivando forti giovani e belli come il sole.

Celle mentali è l’emblema di tutto quello che crea una prigione nella testa delle persone.

Io non so se il rap sarà tanto forte da abbatterle queste Celle ma, almeno personalmente,  mi ha aiutato ad arredare la mia è già va più o meno bene, no?!

Ed infine Raffaele Frusciante  in arte M – One, da pochi mesi gira il tuo singolo intitolato “con tutto il branco” e prossimamente dovrebbe uscire il tuo primo video sullo stesso brano, pensi che fare rap sia la forma più facile per fare successo tra i giovani e i tuoi amici in qualche modo ti aiutano in questo tuo cammino visto anche il brano a loro dedicato?

M – One: Il rap da parte mia non e fare successo fra i giovani, penso che sia una forma d’arte di   di ritrovo per molti ragazzi, Il rap per me e soddisfazione personale.  Mi sento pieno nel momento in cui la gente si rispecchia nella mia musica e nelle mie storie. Sicuramente i miei amici hanno svolto un ruolo cardine in quanto è da attribuire a loro il merito degli argomenti che tratto.

E con lui terminano le nostre interviste ad alcuni dei rapper emergenti della scena musicale Salernitana, che abbiamo incontrato per voi e con cui spesso collaboriamo. Con tutto ciò abbiamo tratto la nostra conslusione, il rap è un genere d’arte ma sopratutto una forma di movimento aggregativo è culturale, dove non ci sono differenze, diffusa in tanti luoghi,  dove si esprime veramente quello che un artista pensa, quali sono i suoi valori, le sue idee, quello che gli fa schifo del mondo e tanto altro ancora. Non solo violenza ma anche aggregazione sana, scambi di idee e denunce a suon di note.

 

 

2015 Anno 8 n°2

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UN’ECCELLENZA DISCRETA

di Federico Arcangelo MarraCRA

La complessa e difficile situazione del nostro territorio spesso nasconde quelle che possiamo definire, senza ombra di smentita, delle vere eccellenze. Una delle più importanti e durature, se non la più rilevante,  ma molto discreta, è il Centro di Ricerca per l’Orticoltura del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura.  Per questo motivo ci è sembrato doveroso aprire una finestra su questa realtà e chiedere un incontro con chi potesse illustrarci meglio il passato, il presente e il futuro di questo Centro, l’attuale direttore del CRA-ORT Dottor Teodoro Cardi. Dottor Cardi  Qual è in sintesi la storia del Centro? Come nasce e perché a Pontecagnano Faiano? Il Centro nasce come Istituto Sperimentale per l’Orticoltura alla fine degli anni 60 e ha avuto come prima sede uno stabile in via Pompei con annessi alcuni terreni per le prove sperimentali. Il primo direttore, Dr. Angelo Bianchi, ha guidato il Centro dal 1968 fino al 1974. Nel 1974 la direzione passa al Prof. Sergio Porcelli sotto la cui guida vengono acquistati i terreni in via Cavalleggeri e viene completata la costruzione dell’attuale sede che viene inaugurata ne 1983. Dal 2008 l’Istituto Sperimentale è confluito nel CRA-ORT e dispone  di due aziende agricole localizzate a Pontecagnano Faiano e a Battipaglia di circa dodici ettari ciascuna. La scelta di insediare il Centro proprio a Pontecagnano Faiano non è stata casuale ma dettato dalla centralità rispetto alla piana del Sele e l’agro Nocerino-Sarnese, note aree orticole particolarmente importanti.

BIOCH E METABOLOMICA 2

Quanti addetti occupa e quali sono le loro specializzazioni? Attualmente contiamo circa cinquanta tra ricercatori e tecnici, di cui nove ricercatori effettivi, tre tecnologi, 10 collaboratori tecnici, 14 operatori e 15 ricercatori tirocinanti. Essi sono perlopiù agronomi e biologi che coprono i vari settori d’interesse del Centro. Qual è la mission, quali sono le aree di interesse del Centro e quali sono le collaborazioni con le istituzioni scientifiche locali, nazionali e internazionali? Il CRA si occupa di specie orticole, cioè di ortaggi, in particolare del miglioramento genetico, della valorizzazione della biodiversità, di tecniche colturali ecosostenibili sia in pieno campo sia in serra e del post raccolta con l’obiettivo di migliorare la qualità e salubrità dei prodotti freschi e trasformati. La posizione strategica del CRA rende agevoli anche le collaborazioni con le facoltà di Agraria di Portici e Potenza e la facoltà di Biologia di Salerno oltre che con il CNR (Consiglio Nazionale della Ricerca). La collaborazione e gli scambi con il mondo scientifico internazionale è costante attraverso la partecipazione a progetti internazionali che riguardano ad esempio le tecniche di compostaggio di scarti agricoli e l’utilizzo del compost per la difesa dai parassiti, il miglioramento delle colture fuori suolo e lo sviluppo di nuove tecnologie per la realizzazione delle serre. Proprio in quest’ultimo settore abbiamo di recente messo a punto e brevettato un nuovo tipo di serra che concilia la necessità di ventilazione, legata al nostro clima, ma mantenendo il livello di protezione dalle intemperie e dai parassiti.

20141201_130742Qual è la ricaduta sul nostro territorio, in particolare i rapporti con l’università per stage pre e post laurea e quali sono le opportunità di lavoro che offre il Centro? Come dicevo il Centro ha rapporti di collaborazione con molte università e in particolare quelle campane e lucane. Questa collaborazione offre la possibilità agli studenti e ai neolaureati di poter affiancare in nostri ricercatori per stage e tirocini che consentono loro di mettere in pratica quanto appreso nel corso di laurea e arricchire il loro curriculum di un’esperienza davvero unica sul territorio. Inoltre alcuni di loro sono selezionati per partecipare a progetti finanziati e avere quindi un’opportunità di lavoro anche se a termine. C’è da dire che il CRA può offrire anche opportunità di lavoro a tempo indeterminato attraverso concorsi nazionali che periodicamente sono indetti. Insomma di sicuro per i giovani del territorio il CRA può e deve rappresentare un’opportunità concreta. Prima si parlava della vicinanza del Centro all’importante area orticola della piana del Sele, di cui in nostro territorio fa parte. Quali sono le opportunità offerte dal CRA per aziende agricole del nostro territorio?  Accennavo prima alla partecipazione del CRA a progetti finanziati che sempre più spesso prevedono un partenariato con i privati e in particolare con le aziende agricole che partecipano allo sviluppo di nuove tecnologie o di nuove tecniche colturali,  traendone un beneficio nello svolgimento delle loro attività. Il coinvolgimento delle aziende avviene anche attraverso dei workshop che consentono lo scambio d’informazioni in modo che il CRA possa individuare le priorità del territorio e di conseguenza indirizzare la sua azione di ricerca. 20141201_131347Allo stesso tempo attraverso dei seminari il CRA consente alle aziende di acquisire la consapevolezza di nuove tecniche e di tecnologie di ultima generazione per innovare le proprie attrezzature e le loro attività. In questo giocano un ruolo fondamentale, le istituzioni locali finanziando progetti, come quelli di sviluppo rurale sostenuti economicamente dalla comunità europea, che consentono l’ammodernamento del sistema agricolo e offre, tra l’altro, anche il sostegno allo sviluppo d’imprese giovani dal punto di vista della loro creazione, degli investimenti, dell’accesso al credito, dell’ambiente, del territorio e dei servizi.In che modo il CRA potrebbe aprirsi anche ai cittadini del nostro comune che volessero conoscere questa interessante realtà? Abbiamo avuto già l’opportunità di ospitare in passato delle scolaresche cui sono state illustrate le attività del Centro e hanno potuto visitare i laboratori e le serre partecipando a piccole sperimentazioni in modo da rendere più coinvolgente la visita e mantenere vivo il ricordo. Sicuramente sono favorevole a continuare il programma di visite delle scuole ed in particolare quelle del territorio, Ritengo anche possibile  tenere un Open Day, compatibilmente con gli impegni del Centro, in cui i cittadini  possano visitare il Centro accompagnati dai nostri ricercatori e avere la possibilità di avere consapevolezza di quanto si svolge alla porta accanto. Ritiene possibile, sempre nell’ambito della finalità del Centro, una collaborazione con le istituzioni e le associazioni del territorio per iniziative comuni? Proprio parlando dell’Open Day penso che questo possa essere organizzato in collaborazione  con le istituzioni locali e le associazioni che operano sul territorio. Non escludo la

STANZA MICROSCOPIO 2partecipazione del Centro a iniziative che le istituzioni e le associazioni locali volessero prendere che ovviamente abbiano un contenuto e una finalità attinente a quella che è la nostra mission e le nostre competenze.Direttore Cardi, cosa si sente di aggiungere a conclusione di questo incontro?Ritengo che dare visibilità alle nostre attività alla cittadinanza e in particolare ai giovani possa accrescere l’interesse per una materia fondamentale per questo territorio che ha una spiccata vocazione agricola e spero che questo incontro che ho accettato volentieri di fare sia un mio contributo in questa direzione. Grazie Direttore.

 

2014 Anno 7 n°5

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La politica degli slogan

tessere pd 2014Di  Dario Vaccaro

E’ di questi giorni la notizia del brusco calo di tesserati nel PD , una tendenza in netto contrasto con il grandissimo risultato elettorale ottenuto dal partito alle scorse europee .
La dirigenza del partito minimizza l’importanza del fenomeno , la posizione è chiara,meglio un partito vincente anche se con pochi tesserati che un partito con una solida base ma eterno secondo.

Ma è davvero possibile ridurre questo fenomeno ad una mera questione numerica ?

E’ davvero possibile che i risultati elettorali possano mettere in secondo piano l’appartenenza al partito?

Oltre ad un evidente danno economico , la mancanza di tesserati porta con se un ovvio calo di partecipazione attiva alla vita del partito. I tesserati tengono aperti i circoli, sono le antenne del partito nella società , riportano problemi, propongono soluzioni , suggeriscono idee, insomma arricchiscono il dibatto.
E’ comune , al giorno d’oggi, in maniera specifica nel PD , sentir parlare di scollamento tra la base e i vertici del partito. Un partito con sempre più dirigenti e sempre meno militanti. La stessa situazione di “chiusura” la vediamo ogni giorno in TV , con un leader forte che porta avanti a colpi di maggioranza le proprie posizioni , una marcia decisa che quasi mai trova il tempo di arricchirsi con il contributo di chi è fuori dal cerchio. Eppure il partito democratico si presentava agli italiani , stando al “manifesto dei valori” ,come un “partito aperto, uno spazio concreto di dialogo costruttivo e propositivo; un laboratorio di idee e di progetti…”.

Che fine hanno fatto i bei propositi che entusiasticamente avevano animato la nascita di questo nuovo soggetto politico ?

Le primarie avrebbero dovuto rappresentare la soluzione a questo problema; ogni elettore può scegliere in prima persona da chi essere rappresentato, giudicando proposte, curriculum , meriti , sembravano ,inizialmente, uno strumento sensazionale. Partecipazione altissima , entusiasmo alle stelle, leader legittimati dal consenso popolare, sembrava si fosse trovato il giusto espediente per trasformare un partito del ‘900 in un partito moderno, senza perdere il contatto con la gente. Questo strumento però ,stando agli ultimi dati , sembra riscuotere sempre meno successo. Si è rivelato del tutto effimero, gli elettori sono chiamati semplicemente a ratificare scelte già fatte nelle segrete (mica tanto) stanze.

Ecco che appare sempre più evidente la necessita di recuperare al più presto il rapporto con le persone, con gli uomini e le donne che , lontano dai palazzi del potere, contribuiscono quotidianamente a tenere in vita il nostro paese. Va ripristinato il ruolo costituzionale dei partito , va ripreso il meccanismo di formazione e di selezione accurata della classe dirigente , non possiamo accontentarci di bei visi poveri di contenuti .Va lanciato un chiaro segnale ai giovani che si avvicinano al partito, il circolo deve essere uno lungo nel quale apprendere, confrontarsi ed offrire un contributo, non un ufficio di collocamento nel quale stringere rapporti con la sola speranza di avere un tornaconto personale.

La forza del PD dovrebbe risiedere nel superamento di ogni contrasto tramite il confronto ,acceso ma sincero, tra le diverse anime che compongono il partito , con il contributo di tutti , superando l’eterna frammentazione e le solite gare a chi è più di sinistra. Tutto questo se vogliamo un partito che brilli di luce propria , che non sia solo il riflesso dei consensi personali dell’attuale segretario e capo del governo.

La politica degli slogan e degli ashtag probabilmente , me lo auguro , non sopravvivrà , facciamo in modo che a sopravvivere sia il partito.

2014 Anno 7 n°4

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LA BUFALA DEGLI INCENERITORI

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Legambiente scrive alla UE, a Renzi e Caldoro: “Paradosso Campania, per far funzionare un termovalorizzatore con una capacità di 300mila tonnellate l’anno si dovrebbe ridurre la raccolta differenziata in Campania e per vent’anni.  Non c’è bisogno di altri inceneritori”.

“Utilizzando i dati ufficiali, prodotti esclusivamente da pubbliche amministrazioni, abbiamo rilevato che sulla base degli attuali livelli di produzione e di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e della impiantistica operativa la regione Campania, che si attesta tra le prime regioni d’Italia come capacità di trattamento termico dei rifiuti (inceneritori), una estrema carenza in termini di impiantistica per il trattamento della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti. Aspetto che penalizza (per i costi determinati dal trasporto fuori regione) le tante amministrazioni locali impegnate a conseguire elevati livelli di raccolta differenziata, i cosiddetti comuni ricicloni, tanto da consentire alla regione Campania di conseguire una percentuale di raccolta differenziata (41,5% nel 2012 – dati ISPRA) superiore alla media nazionale (40% nel 2012 – dati ISPRA) – . A fronte di ciò, tuttavia, rileviamo un incomprensibile ed illogico accanimento delle Istituzioni nel voler realizzare ulteriore impiantistica per l’incenerimento e di contro un dissimulato disimpegno nella realizzazione della utile e necessaria impiantistica per il trattamento della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata. Inoltre, anche la formula dell’appalto in concessione adottata per la realizzazione di nuovi inceneritori, prevedendo da parte dell’amministrazione concedente la garanzia di conferire per un ventennio oltre 300.000 t/anno di rifiuti solidi urbani da trattare lascia sconcertati: paradossalmente si dovrebbero diminuire gli attuali livelli di raccolta differenziata e per 20 anni!” E’ l’incipit della lettera firmata da Michele Buonomo e Giancarlo Chiavazzo, rispettivamente presidente  e repsonsabile scientifico di Legambiente Campania inviata alcommissario europeo per l’ Ambiente, Janez Potocnik, al premier Renzi e al presidente della Regione Caldoro con annesso studio dal titolo ”La bufala degli inceneritori” con il quale si chiede che venga rivista la politica dei rifiuti nella nostra Regione e la scelta paradossale della Campania che punta alla realizzazione di nuovi inceneritori.

“In particolare, rileviamo che manca addirittura rifiuto (frazione secca tritovagliata) per garantire il funzionamento a regime dell’impiantistica per l’incenerimento oggi operativa sul territorio (TMV di Acerra), mentre il vero problema, rappresentato dalla collocazione della frazione organica “impura” (FUT) proveniente dagli stabilimenti per il trattamento della frazione indifferenziata (STIR) potrebbe essere notevolmente ridimensionata solo incrementando (come di fatto sta avvenendo) la percentuale di raccolta differenziata della frazione organica grazie anche all’abbattimento dei costi derivanti dalla realizzazione dell’impiantistica dedicata (impianti aerobici o anaerobici).

Ma al momento in Campania gli unici due impianti in funzione sono a Salerno e Teora (Avellino). Si dovrebbe aggiungere anche quello di Eboli, dopo l’autorizzazione concessa dalla Regione. Anche se il piano regionale per la Gestione dei Rifiuti, approvato nel 2012, ne prevede undici. Secondo il piano regionale rifiuti, che ha posto l’obiettivo di una raccolta differenziata al 50%, e già al 2013 la regione ha raggiunto circa il 45%, per gestire la quantità di frazione organica proveniente da Raccolta differenzia pari a 560.000 t/anno sono stati previsti una serie di impianti da realizzarsi presso gli STIR esistenti. Allo stato la capacità di trattamento si attesta su poco più di 50.000 t/anno, meno di un decimo di quanto necessario, ma soprattutto risulta che anche la capacità di trattamento prevista nel PRGRU nella realtà non corrisponde a quanto necessario in quanto a fronte della produzione di 560.000 t/anno nella realtà i bandi predisposti dai vari commissari designati prevedevano in totale impianti per sole 344.500 t/anno, con un deficit di capacità di trattamento nell’ipotesi, purtroppo remota, venissero realizzati tutti gli impianti previsti di ben 215.500 t/anno.

“Davanti a queste cifre-denunciano Buonomo e Chiavazzo di Legambiente– risulta incomprensibile e preoccupante che i decisori pubblici da un lato promuovano la realizzazione di una ulteriore capacità di incenerimento quando è evidente non serva e dall’altro non si attivino per la realizzazione degli impianti per il trattamento della frazione organica proveniente dalla RD unica via ragionevole per risolvere i problemi e bloccare l’incombente procedura di infrazione comunitaria.“

Dott. Giancarlo Chiavazzo
Responsabile Scientifico
Legambiente Campania

 

 

 

 

INCENERITORE DI SALERNO: PURTROPPO NON E’ FINITA!

Ci hanno provato in tutti i modi i parlamentari campani del PD e del M5S a far annullare il decreto del governo relativo alla nomina del commissario per la costruzione dell’inceneritore a Salerno. Purtroppo il governo ha respinto  questa richiesta accettando solo un successivo emendamento presentato dai parlamentari del PD che hanno chiesto ed ottenuto maggiori garanzie sulla valutazione delle dimensioni dell’impianto, nella scelta delle tecnologie, sulla selezione e controllo dei rifiuti da bruciare e sulla gestione dell’impianto .

La scelta delle dimensioni dell’impianto si dovrà basare sui i dati relativi al livello di raccolta differenziata attuali e quelli attesi quando l’inceneritore dovrebbe andare in funzione. Ricordiamo che già oggi nella nostra provincia la raccolta differenziata  superare il 60% del totale e la tendenza è in costante aumento. Quindi,  se verrà fatta una valutazione oggettiva che tenga conto soprattutto di questo aspetto, si potrà arrivare alla conclusione dell’inutilità di questo impianto dirottando i fondi verso quella filiera della raccolta differenziata che oggi è assolutamente insufficiente o del tutto assente.

Bisogna dare atto a tutti i parlamentari di aver espresso a chiare lettere la loro posizione e questo in linea con la voce dei cittadini che si sono organizzati nel comitato NO INCENERITORE  la cui prima iniziativa è un convegno che si terrà Venerdì 25 Luglio a Pontecagnano Faiano in piazzza Sabbato alle  ore 20:00. 

Il percorso per arrivare al definitivo abbandono di questo progetto è ancora lungo e tortuoso e la trasversalità delle iniziative è fondamentale. Rivendicare primogeniture o prendere iniziative non condivise pensando di poter apparire i soli paladini di questa “battaglia” è e sarà controproducente e servirebbe solo a inasprire rapporti e a creare deplorevoli sospetti.

Lodevole è l’iniziativa dei sindaci di tenere un consiglio congiunto in cui dar forza al coro dei no a questo inceneritore. Il consiglio è stato fissato per Martedì 29 luglio allo ore 18 presso la struttura del Centola a Pontecagnano Faiano. L’augurio è che non sia una inutile passerella ma che sia un momento per dibattere e consolidare soprattutto le proposte alternative da sottoporre  al commissario nella sua valutazione di fattibilità del’inceneritore.

L’iniziativa dei parlamentari ha aperto una breccia, approfittiamone.

Federico Arcangelo Marra

 

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