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2021 ANNO 20 NUMERO 2

Il sabato del villaggio: storia, cronaca, usi e costumi di Pontecagnano Faiano (VIII)

LA STORIA DEGLI ETRUSCHI DI FRONTIERA IN QUATTRO PARTI

A cura di Francesco Longo

Parte quarta

Come nell’Etruria, anche a Pontecagnano l’organizzazione della città ed i rapporti commerciali erano controllati e gestiti da ricche e potenti famiglie aristocratiche: il gruppo dei prìncipi, veri capi politici e religiosi, che nulla avevano da invidiare a quelli delle altre e più note città dell’Etruria (Vetulonia, Vulci, Cerveteri, Tarquinia e Veio). Essi erano anche guerrieri e godevano di un grande prestigio sociale.

Ma alla fine del settimo secolo avanti Cristo, un nuovo avvenimento giunse a cambiare il corso della storia di questa comunità ricca e potente. I Greci fondarono Poseidonia (Paestum) e cominciarono a controllare prima il Sele, poi la sua piana ed infine il golfo ed i commerci marittimi.

Iniziò così il lento declino della Pontecagnano etrusca.

Durante tutto il sesto secolo, il potere commerciale dei nostri Etruschi si andò progressivamente riducendo a vantaggio dei Greci di Paestum e di Cuma. In quel periodo furono costruiti a Pontecagnano almeno due santuari; uno a sud e l’altro a nord della città. Quello meridionale, fondato nella zona della attuale via Verdi, era dedicato al dio Apollo, che tradizionalmente favoriva l’incontro tra i Greci ed i popoli dell’Occidente. (A quell’epoca le aree sacre erano non solo centri di culto ma anche luoghi di scambi commerciali e di asilo per gli stranieri). Il santuario settentrionale, situato nella zona che attualmente si trova tra via Picentino e l’autostrada, era dedicato ad una dea legata al mondo sotterraneo ed alla fertilità. Lì si celebrava il rito della liberazione degli schiavi. In questo santuario è stata ritrovata una coppa con la scritta” Amina”, che ha riproposto la questione del nome etrusco di Pontecagnano. (Molto probabilmente la Pontecagnano etrusca si chiamava Pikentia, ancora prima che i Romani la chiamassero Picentia, e precisamente Pikentia Aminaia, cioè la Pikentia del territorio degli Aminei, secondo una recente ipotesi del professore Bailo-Modesti).  

Tra il sesto ed il quinto secolo avanti Cristo, Pikentia Aminaia si fortificò, costruendo un terrapieno ed un fossato lungo tutto il suo perimetro cittadino. Segno che i tempi erano cambiati. Ed infatti la lunga concorrenza commerciale tra gli Etruschi ed i Greci era sfociata in guerra aperta. Nel 474 avanti Cristo, nelle acque di Cuma, la flotta greca sconfisse definitivamente quella etrusca, già battuta cinquanta anni prima. (Era la flotta di tutti gli Etruschi, quelli dell’Etruria madre e quelli dell’Etruria campana. Dopo quella sconfitta, gli Etruschi persero il dominio del mar Tirreno e di conseguenza la supremazia nel commercio).

In seguito alla vittoria di Cuma i Greci fondarono Neapolis (Napoli), assestando un altro duro colpo all’economia degli Etruschi campani; che cominciarono a spostare le loro produzioni verso le zone interne, creando centri, come quello di Fratte, che non avevano più vocazione marinara.

Intanto l’importanza di Pontecagnano si era notevolmente ridimensionata.

Nella seconda metà del quinto secolo i Sanniti, guerrieri originari delle montagne del Sannio, che già da tempo erano presenti nelle città della nostra costa, presero il potere su tutta la piana ed anche su Paestum.   Essi tuttavia non distrussero Pikentia Aminaia, né la ridussero in servitù, ma raggiunsero una pacifica integrazione con i nostri, dimostrata dalla contemporanea convivenza della lingua etrusca con quella osca dei Sanniti.   La vecchia aristocrazia etrusca senza più potere e lo stesso popolo di Pontecagnano continuarono a conservare la propria identità durante tutto il quarto secolo avanti Cristo. Ma la città era ormai diventata molto diversa da quella, magnifica e potente, del periodo orientalizzante.

Nella prima metà del terzo secolo avanti Cristo giunse nella nostra piana l’esercito di Roma che travolse tutti: Etruschi, Greci e Sanniti.

Nell’anno 268 avanti Cristo Pikentia Aminaia cessava di esistere. Al suo posto nasceva la romana Picentia, così come nel 273 Poseidonia era diventata Paestum.

In quel volgere di tempo, i nostri avevano smantellato e sconsacrato i due santuari, affinché non fossero toccati dalle mani sacrileghe dei nemici.

P.S. Gli scavi archeologici di Pontecagnano, tuttora in corso, hanno impegnato centinaia di ricercatori e di studiosi, a vari livelli, e sono costati un bel po’ di danaro pubblico e privato.  

I risultati, documentati nel Museo, arricchiscono la nostra storia e possono rappresentare un’occasione unica per il nostro turismo paragonabile, sia pure in misura ridotta, a quello di Pompei e di Paestum. Dovremmo tutti impegnarci per valorizzare questa risorsa.


Fonti storiche:

Dizionario Enciclopedico Utet ediz.1936; Storia d’Italia di Indro Montanelli; “Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano” della Soprintendenza di Salerno Avellino Benevento; “Il parco eco-archeologico di Pontecagnano Faiano” di Le Fol Julie ed altri; “L’agro picentino e la necropoli di località Casella” di Teresa Cinquantaquattro (Istituto Orientale di Napoli); gli elaborati della Scuola Media Picentia negli anni scolastici 1996-97,1999-2000, 2000-01; “Appunti di studio” suggerimenti e supervisione del professore Giancarlo Bailo Modesti, dell’Università di Napoli

Il testo è stato redatto da Francesco Longo.

L’opera è dedicata alla memoria del professore Giancarlo Bailo Modesti.

Il sabato del villaggio: storia, cronaca, usi e costumi di Pontecagnano Faiano (VII)

LA STORIA DEGLI ETRUSCHI DI FRONTIERA IN QUATTRO PARTI

A cura di Francesco Longo

Parte terza

Nel suo primo secolo di vita, la comunità etrusca di Pontecagnano, che si insediò pressappoco nello stesso centro storico di oggi e cioè tra l’attuale strada statale 18 e l’autostrada, si dedicò ad un’economia di sopravvivenza: agricoltura ed allevamento. Ebbe i suoi primi contatti commerciali con le genti delle colline, risalendo il corso dei fiumi Picentino, Tusciano e Sele. I nostri Etruschi probabilmente scambiavano merci pregiate e prodotti agricoli con quelli della pastorizia ed il legname dei boschi.

Ma fu con il porto ed i traffici marittimi che si realizzò la vocazione commerciale dei nostri lontani progenitori: il loro benessere aumentò tanto che la comunità originaria ebbe una notevole espansione demografica ed una nuova articolazione sociale. Accanto agli agricoltori, agli allevatori, ai guerrieri ed agli artigiani comparvero i grandi commercianti. Si costituì una nuova gerarchia sociale che, unitamente al maggiore potere economico, portò Pontecagnano verso il periodo del suo massimo splendore: il Periodo Orientalizzante (ultimo quarto dell’ottavo-prima metà del sesto secolo avanti Cristo).

A questo notevole salto di qualità concorse un fattore esterno: l’insediamento dei Greci ad Ischia (negli anni precedenti il 750 avanti Cristo) ed a Cuma (pochi anni dopo). I Greci erano grandi navigatori e commercianti, dotati di una organizzazione e di una cultura superiori. Risalendo via mare le coste dell’Italia meridionale, approdavano alla foce del Picentino e sostavano da noi. Portavano merci provenienti da tutto il Mediterraneo Orientale, che barattavano con i nostri prodotti: ortaggi, verdura, frutta, bestiame, stoffa ed altri manufatti artigianali. Poi ripartivano per Ischia e Cuma. Era uno scambio di merci, ma anche di idee. Ed i nostri furono pronti ad assimilarle ed anche ad attuarle. Iniziò così, nell’ottavo secolo, una serie di grandi trasformazioni sociali, economiche e politiche che spinsero l’originario villaggio agricolo a trasformarsi progressivamente in una grande e ricca città.

I nostri artigiani, già maestri nella lavorazione del metallo, moltiplicarono e migliorarono la loro produzione. Parallelamente intensificarono le loro attività gli altri artigiani (del legno, della ceramica, dei tessuti) ed anche gli agricoltori e gli allevatori; tutti attratti dalle nuove e ricche prospettive del commercio, che riguardava non più solo gli italici dell’entroterra collinare ed i fratelli dell’Etruria-madre, ma soprattutto gli stranieri. Sfruttando la sua strategica posizione di frontiera, nel giro di alcuni decenni, Pontecagnano divenne una florida e potente città-mercato, un vero emporio internazionale.

Dalle vicine colline ed anche da Sala Consilina e da Matera giungevano legname, lana, latte, formaggi e carne. Da tutto il Mediterraneo orientale (Grecia, Egitto, Siria ed Asia minore) giungevano pregiate merci esotiche. Ed in questo grande mercato si potevano trovare raffinate ceramiche di tutti i tipi, prevalenti quelle importate da Corinto prima e da Atene poi: vasellame, arnesi ed arredi in bronzo, in argento ed in oro (ricercatissimi erano i recipienti in bronzo greci e gli argenti siriani); si trovavano avori finemente lavorati, pendagli e collane di ambra, scarabei ed altri amuleti egiziani, unguenti e profumi rari di produzione fenicia. In questo emporio internazionale arrivavano anche gli attrezzi, gli utensili, gli strumenti musicali e le armi provenienti dagli stabilimenti metallurgici dell’Etruria; insieme ad essi giunsero pure, alla fine del settimo secolo i vasi di bucchero, la ceramica nera tipica dell’arte etrusca, presto prodotta anche in Campania.

Fu così che in questo crocevia di merci e di genti fiorì una scuola di ceramisti di lunga tradizione che, dapprima copiando e riproducendo migliaia e migliaia di “falsi” (orientali e dell’Etruria), poi si specializzò in una originale produzione locale. I vasi di ceramica vennero decorati ed abbelliti dai pittori pontecagnanesi con schemi e motivi particolari di gusto naif.

Intanto l’accresciuto benessere economico comportava, nella piana tra il Picentino ed il Sele, l’insediamento di nuovi nuclei abitati, come quello di Casella sulla laguna piccola e dell’Arenosola sulla laguna grande ed altri ancora più a sud. Anche nelle zone limitrofe ne sorsero altri: a Monte Vetrano ed a S. Maria a Vico. Ed inoltre Pontecagnano accoglieva immigrati dalle comunità vicine, come quelli irpini di Oliveto-Cairano, che venivano a cercare fortuna da noi.

E mentre i Greci da Cuma iniziavano a rosicchiare gli interessi commerciali degli altri centri etruschi (Capua, Nola, Nocera, Pompei e Sorrento), nulla poterono contro Pontecagnano, tanto era diventata importante.   

Il vertiginoso incremento delle attività produttive aveva determinato una netta divisione dei compiti ed una notevole specializzazione del lavoro.


Fonti storiche:

Dizionario Enciclopedico Utet ediz.1936; Storia d’Italia di Indro Montanelli; “Museo Archeologico Nazionale di Pontecagnano” della Soprintendenza di Salerno Avellino Benevento; “Il parco eco-archeologico di Pontecagnano Faiano” di Le Fol Julie ed altri; “L’agro picentino e la necropoli di località Casella” di Teresa Cinquantaquattro (Istituto Orientale di Napoli); gli elaborati della Scuola Media Picentia negli anni scolastici 1996-97,1999-2000, 2000-01; “Appunti di studio” suggerimenti e supervisione del professore Giancarlo Bailo Modesti, dell’Università di Napoli

Il testo è stato redatto da Francesco Longo.

L’opera è dedicata alla memoria del professore Giancarlo Bailo Modesti.

Pontecagnano, maggio 2009