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La politica degli slogan

tessere pd 2014Di  Dario Vaccaro

E’ di questi giorni la notizia del brusco calo di tesserati nel PD , una tendenza in netto contrasto con il grandissimo risultato elettorale ottenuto dal partito alle scorse europee .
La dirigenza del partito minimizza l’importanza del fenomeno , la posizione è chiara,meglio un partito vincente anche se con pochi tesserati che un partito con una solida base ma eterno secondo.

Ma è davvero possibile ridurre questo fenomeno ad una mera questione numerica ?

E’ davvero possibile che i risultati elettorali possano mettere in secondo piano l’appartenenza al partito?

Oltre ad un evidente danno economico , la mancanza di tesserati porta con se un ovvio calo di partecipazione attiva alla vita del partito. I tesserati tengono aperti i circoli, sono le antenne del partito nella società , riportano problemi, propongono soluzioni , suggeriscono idee, insomma arricchiscono il dibatto.
E’ comune , al giorno d’oggi, in maniera specifica nel PD , sentir parlare di scollamento tra la base e i vertici del partito. Un partito con sempre più dirigenti e sempre meno militanti. La stessa situazione di “chiusura” la vediamo ogni giorno in TV , con un leader forte che porta avanti a colpi di maggioranza le proprie posizioni , una marcia decisa che quasi mai trova il tempo di arricchirsi con il contributo di chi è fuori dal cerchio. Eppure il partito democratico si presentava agli italiani , stando al “manifesto dei valori” ,come un “partito aperto, uno spazio concreto di dialogo costruttivo e propositivo; un laboratorio di idee e di progetti…”.

Che fine hanno fatto i bei propositi che entusiasticamente avevano animato la nascita di questo nuovo soggetto politico ?

Le primarie avrebbero dovuto rappresentare la soluzione a questo problema; ogni elettore può scegliere in prima persona da chi essere rappresentato, giudicando proposte, curriculum , meriti , sembravano ,inizialmente, uno strumento sensazionale. Partecipazione altissima , entusiasmo alle stelle, leader legittimati dal consenso popolare, sembrava si fosse trovato il giusto espediente per trasformare un partito del ‘900 in un partito moderno, senza perdere il contatto con la gente. Questo strumento però ,stando agli ultimi dati , sembra riscuotere sempre meno successo. Si è rivelato del tutto effimero, gli elettori sono chiamati semplicemente a ratificare scelte già fatte nelle segrete (mica tanto) stanze.

Ecco che appare sempre più evidente la necessita di recuperare al più presto il rapporto con le persone, con gli uomini e le donne che , lontano dai palazzi del potere, contribuiscono quotidianamente a tenere in vita il nostro paese. Va ripristinato il ruolo costituzionale dei partito , va ripreso il meccanismo di formazione e di selezione accurata della classe dirigente , non possiamo accontentarci di bei visi poveri di contenuti .Va lanciato un chiaro segnale ai giovani che si avvicinano al partito, il circolo deve essere uno lungo nel quale apprendere, confrontarsi ed offrire un contributo, non un ufficio di collocamento nel quale stringere rapporti con la sola speranza di avere un tornaconto personale.

La forza del PD dovrebbe risiedere nel superamento di ogni contrasto tramite il confronto ,acceso ma sincero, tra le diverse anime che compongono il partito , con il contributo di tutti , superando l’eterna frammentazione e le solite gare a chi è più di sinistra. Tutto questo se vogliamo un partito che brilli di luce propria , che non sia solo il riflesso dei consensi personali dell’attuale segretario e capo del governo.

La politica degli slogan e degli ashtag probabilmente , me lo auguro , non sopravvivrà , facciamo in modo che a sopravvivere sia il partito.